Studio Mantovan
Fisioterapia in Movimento
← Tutti gli articoli25 agosto 2025

La fisioterapia che cura solo il dolore… non è fisioterapia

Alla fine di questo articolo capirai perché il dolore non è l'unica cosa che considero durante i miei trattamenti e, nonostante tu abbia già provato diverse terapie, non sei ancora tornato alle tue attività preferite.

Ma prima di iniziare lascia che mi presenti.
Mi chiamo Umberto Mantovan, sono un fisioterapista in libera professione e da 5 anni mi occupo di problematiche muscolo-scheletriche.

Nel 2025 è nato il mio studio di Broni (PV) con un'idea precisa: la fisioterapia non è soltanto terapia manuale, ma un percorso che unisce competenze cognitive, ascolto e comunicazione per restituire autonomia e qualità di vita alle persone.

Una domanda che mi faccio spesso è: "perché sia i pazienti che i professionisti si focalizzano sul dolore piuttosto che sul recupero dei movimenti e delle attività?"

Dal punto di vista del paziente

  • Immediatezza della percezione: il dolore è un'esperienza diretta e tangibile che il paziente vuole eliminare il prima possibile.
  • Visione semplicistica: esiste la convinzione che "se ho male, devo avere qualcosa che non va". Automaticamente se i sintomi spariscono, il danno non è più presente.
  • Riduzione dell'ansia: il dolore genera ansia e la sua diminuzione offre un sollievo mentale immediato.
  • Paura e catastrofizzazione: spesso le persone hanno la tendenza a sovrastimare il dolore e catastrofizzano di conseguenza il loro problema.
  • Facilità di misurazione: il dolore, anche in ambito clinico, viene utilizzato come oggetto di valutazione e questo fa sì che anche per il paziente diventi di primaria importanza.
  • Luoghi comuni diffusi: generano paura, smarrimento e confusione — il paziente non sa più a chi credere e finisce per cercare soluzioni rapide ma inefficaci, passando da un trattamento all'altro senza mai sentirsi davvero compreso.

Dal punto di vista del fisioterapista

  • Formazione tradizionale: molti fisioterapisti sono ancorati al modello bio-medico che privilegia il trattamento del sintomo ai danni della funzione.
  • Gratificazione professionale: vedere un paziente uscire dallo studio senza nessun fastidio dà una soddisfazione professionale immediata.
  • Pressione delle aspettative: i fisioterapisti spesso sentono la pressione di dover "fare qualcosa" per il dolore, rispondendo alle aspettative dei pazienti.
  • Feedback rapido: se con una tecnica manuale il dolore diminuisce, il paziente torna di sicuro. Lavorare sul movimento richiede più tempo e più fatica, e questo può compromettere l'attaccamento al trattamento.
  • Falsi miti: anche tra fisioterapisti sopravvive la credenza che "prima bisogna togliere il dolore e solo dopo si può rinforzare o muovere".
  • Comunicazione superficiale: frasi come "hai un blocco" o "hai un'infiammazione che va spenta" creano l'idea che il dolore sia qualcosa da eliminare subito, non da attraversare gradualmente.

Come vedi, entrambi i punti di vista si basano su concetti e credenze che non hanno nessun fondamento.

Le evidenze scientifiche ritengono necessario considerare i sintomi solo come una delle variabili da gestire all'interno di un percorso più ampio orientato al recupero dell'autonomia funzionale.

In parole semplici, aiutare le persone a tornare a svolgere le attività della loro vita, nonostante il dolore.

La comunicazione non è un optional

Un aspetto critico è che, molto spesso, la comunicazione con il paziente viene messa in secondo piano.
Ci concentriamo su test, tecniche, protocolli… ma dimentichiamo che ogni persona porta con sé un bagaglio di paure e convinzioni che influenzano moltissimo il recupero.

Eppure la letteratura è chiara: le componenti comunicative e cognitive sono importanti quanto quelle biologiche.

La sfida è trovare un equilibrio.
È necessario riconoscere l'importanza di alleviare il dolore senza farne l'unico focus del trattamento.
Credo fermamente che i sintomi siano un segnale importante, ma non gli unici parametri con cui valutare il successo di un trattamento.

L'obiettivo è restituire alla persona autonomia, fiducia e qualità di vita.

Anche io ho passato i primi anni a studiare tecniche manuali cercando di sentirmi essenziale per le sorti del trattamento.
Testavo la struttura "disfunzionale", somministravo qualche tecnica manuale, davo gli esercizi da fare a casa.
Un classico, no?

E poi ci lamentiamo che i pazienti non fanno nulla di quello che gli diamo da fare…
Certo, se non glielo faccio fare nemmeno in studio, che messaggio gli sto dando?

Pensavo che togliendo il dolore, tutto sarebbe tornato a posto.
Ma intanto, le sue paure e le sue credenze restavano lì.
Inascoltate.
Mi sbagliavo di grosso insomma.

E l'ho capito solo quando ho smesso di concentrarmi sul sintomo e su cosa dovessi fare io, e ho iniziato a indagare insieme ai pazienti le loro paure e quello che si nascondeva sotto di esse.

Non si tratta MAI solo di dolore

Puoi anche uscire senza più nessun fastidio dal mio studio, ma se continui a pensare che:

…quel dolore, presente o passato che sia, continuerà a condizionarti per sempre.

Per questo io non mi limito più a fare la predica sul dolore o sulla problematica. Cerco di approfondire il senso di ciò che stai vivendo, cosa si nasconde dietro la paura di muoverti, cosa ti impedisce davvero di tornare a fare ciò che ami.

Il mio lavoro è aiutarti a recuperare fiducia, libertà e autonomia nei movimenti.
Non solo farti passare un dolore, ma darti strumenti pratici per gestirlo — oggi e in futuro.

È essenziale riprendere le attività che danno significato alla vita.

Conclusione e prossimo passo

Se ti sei riconosciuto in questo modo di pensare, la prima visita nel mio studio a Broni è gratuita: parliamo insieme di cosa ti serve davvero, non solo del dolore.


Correlati: Chi sono · Dove trovarmi

Vuoi capire la tua situazione?

Prenota la prima visita gratuita