Una sola regola: nessun paziente uguale all'altro.
Sono Umberto Mantovan, ho 28 anni e sono fisioterapista. Ho aperto il mio studio a Broni a fine 2024, nel paese dove sono cresciuto, dopo un percorso che mi ha portato lontano — e poi riportato a casa con un'idea molto precisa di come voglio lavorare.
Sono cresciuto a Broni, tra colline e volti familiari.
L'Oltrepò Pavese è il posto dove sono nato. Una zona dove la vita scorre con un ritmo diverso, dove ci si conosce, dove il rapporto umano conta più di qualsiasi altra cosa. Credo che questo abbia plasmato molto il modo in cui mi sono avvicinato alla professione: con l'idea che dietro ogni paziente ci sia sempre una persona, una storia, un contesto.
Mi sono laureato a Pavia, nel pieno della pandemia.
Il Covid ha reso tutto più difficile — tirocini ridotti, università a distanza, esami rinviati. Ma quel periodo mi ha insegnato qualcosa di prezioso: ad adattarmi, a trovare soluzioni dove sembrava non ce ne fossero, e a non dare nulla per scontato. Mi sono laureato in Fisioterapia all'Università degli Studi di Pavia con la convinzione che il percorso di studi fosse solo l'inizio — non il punto di arrivo.
Il primo salto nel vuoto: aprire la Partita IVA a Sanremo.
Dopo la laurea me ne sono andato. Ho aperto la mia Partita IVA a Sanremo e ho iniziato a costruire qualcosa di mio. È stato il momento più formativo della mia carriera — non per quello che ho imparato sui libri, ma per quello che ho imparato su me stesso. Cosa significa avere la responsabilità piena di un paziente. Cosa significa decidere, senza nessuno alle spalle. Cosa significa sbagliare, e capire da soli dove si è sbagliato.
Lo studio convenzionato: tanti pazienti, poca persona.
Un anno dopo sono tornato in Oltrepò, in uno studio convenzionato a Casteggio. Lì ho avuto la possibilità di lavorare con un volume di pazienti molto alto e di affiancare gli studenti di Fisioterapia dell'Università di Pavia durante il tirocinio clinico. Guidarli mi ha insegnato che spiegare è la forma più alta di comprensione — se non riesci a spiegare una cosa in modo semplice, probabilmente non l'hai ancora capita davvero. Ma quell'esperienza mi ha mostrato anche il rovescio della medaglia: protocolli standardizzati, poca personalizzazione, tempi stretti che non lasciano spazio alla persona.
Fine 2024: apro Studio Mantovan a Broni. Non è una coincidenza.
Tornare nel paese dove sono cresciuto non è stata una scelta casuale. È stata una scelta consapevole: portare un modello di fisioterapia diverso in un posto dove lo conoscevo già, dove potevo costruire un rapporto autentico con le persone. Studio Mantovan non è solo uno spazio di lavoro — è il luogo dove la mia idea di fisioterapia ha preso forma. Trasparente. Basata sulle evidenze scientifiche. Attenta agli aspetti cognitivi, psicologici e comunicativi del dolore. Centrata sulla persona, non sul sintomo.
La parte più bella — e più difficile — del mio lavoro.
Mi sono avvicinato con curiosità e rispetto alla parte più profonda di questa professione: quella psicologica, relazionale e comunicativa. Il dolore non è mai solo una questione meccanica. Dietro ogni lombalgia, ogni sciatalgia, ogni tendinopatia che non guarisce, c'è quasi sempre qualcosa di più: paure, credenze, aspettative, storie di vita che influenzano il modo in cui una persona si muove e si percepisce. È lì, in quella zona d'ombra dove corpo e mente si incontrano, che oggi sento di giocarmi la sfida più grande — e più bella — del mio percorso.
